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L U M I N A è Heinz Innerhofer

Sono tra i fotografi selezionati in tutta Italia come Ambasciatore della Fotografia Italiana in Cina all' Lishui international Art Photography Festival.
È un grande onore di partecipare, grazie Fiof, grazie a tutti.

 

 

motus
Mania di perfezione esclusa

Immagini da sogno. Gli occhi cercano di mettere a fuoco quanto vedono. Inutilmente. Per fortuna. La vaga apertura mentale, la possibilità di intravedere infondono alle fotografie, nelle quali Heinz Innerhofer utilizza lo stilema della sfocatura, profondità sconcertante e forza di attrazione. La fantasia di chi guarda viene bersagliata, la razionale mania di perfezione viene elusa. Non a caso queste serie portano titoli che aprono un ampio margine di spazio associativo come la notte, la metamorfosi e il sogno. Nei miei ricordi emerge il frammento di un racconto – probabilmente di Ingeborg Bachmann. A causa di una forte miopia, la protagonista percepisce il mondo completamente sfocato. Nel momento in cui si compra gli occhiali, rimane scioccata da questa “nuova” percezione e decide di toglierseli di nuovo e di tornare nel suo mondo in cui tutto è sfocato. Anche il ricordo di questo pezzo letterario è sfocato e riconduce alle opere di Heinz Innerhofer. A volte queste fotografie sembrano ricordi. Onestamente, chi può dire con certezza: era, è stato “veramente” così. I ricordi sono spesso anche invenzioni inconsce, schizzi sfocati affiorati dal passato dai quali il nostro IO del momento plasma nuove immagini.

Io cerco di vedere le cose come se le vedessi per la prima volta, per scoprire in esse aspetti finora sconosciuti. Questo richiede un pó di tempo, una buona dose di percettibilità e apertura mentale alle nuove idee. In sostanza, si tratta di dimenticare e di lasciare da parte le visioni abituali. Non sempre si riesce a fare ciò, in quanto è più semplice imparare che dimenticare

 

motus
Obsession with perfection

Dream like images softly float across the pages. The eyes try to sharpen what is before you. In vain. Thank goodness, I think. The vague openness and the ability to conjecture give the photographs a bewildering depth, drawing the viewer in. The artist achieves this by using the stylistic device of soft focus. It sparks the imagination of the viewer, refuting a rational adherence to precision. It is no coincidence that this collection contains a wide spectrum of associations, such as night, metamorphosis and dreams. The fragment of a story drifts into my memory - perhaps by Ingeborg Bachmann. Owing to severe short-sightedness, the protagonist can only see the world as blurred. When she puts glasses on, she is shocked by this „new“ perception and decides to take her spectacles back off and to return to her world, where she finds true clarity amidst the haziness. Even the memory of this piece of literature lies just beyond the reach of the mind’s eye, reminiscent of the works of Heinz Innerhofer. At times, these photographs feel like memories. . Memories, like subconscious inventions, are sketches washed up from the past. From these memories, new images are formed.

I try to view things as if I were seeing them for the first time, to discover previously unnoticed aspects of them. This takes some time, dedication and openness to what is new. It is, in essence, about forgetting, casting aside habitual ways of seeing. This approach is not always successful. Sometimes it is easier to fall back on what we already know than to cast it aside in order to learn something new.

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